Ansia a scuola: cosa possono fare gli insegnanti?

L’ansia a scuola è molto più diffusa di quello che si pensi. Come i grandi, anche i bambini sperimentano sentimenti di angoscia e forte preoccupazione. A volte possono essere solo pensieri saltuari, che intervengono di tanto in tanto. Altre volte, invece, si tratta di pensieri ricorrenti, pervasivi e molto intensi che il piccolo fatica a gestire. A nulla servono le rassicurazioni. Anzi, a volte, banalizzare può essere controproducente. Genitori e insegnanti, dunque, si trovano ad affrontare una situazione complessa in cui, spesso, si fatica a capire come muoversi.

 

QUALI SONO I SEGNALI DELL’ANSIA A SCUOLA?

L’ansia a scuola può esprimersi in diversi modi. L’ansia può rivelarsi nell’atteggiamento verso le attività: ogni prova, anche la più semplice, diventa fonte di agitazione. Oppure, l’ansia a scuola può manifestarsi nel comportamento con i compagni e con gli insegnanti.

Ci possono essere manifestazioni più esplicite e altre più celate. Tra i sintomi più ricorrenti dell’ansia a scuola possiamo osservare:

  • Ansia esagerata di fronte a verifiche e interrogazioni.
  • Continua ricerca di approvazione da parte delle maestre.
  • Forte irritabilità.
  • Tendenza al perfezionismo.
  • Bassa autostima.
  • Tentativi di evitamento di fronte alle difficoltà.
  • Difficoltà a parlare di fronte alla classe.

Ansia a scuola

ANSIA A SCUOLA: COSA POSSONO FARE GLI INSEGNANTI?

La scuola, quindi, si trova ad affrontare una situazione complessa, che richiede un’attenzione particolare. Gli insegnanti, infatti, devono attivarsi per sostenere il bimbo. Allo stesso tempo, però, c’è un’intera classe che deve essere seguita, con tutte le complessità che vi sono.

Ecco qualche consiglio pratico:

 

  • EMPATIA. E’ importante non banalizzare o ridicolizzare le preoccupazioni dei bambini, anche se possono sembrare infondate. L’ansia è qualcosa che arriva dalla pancia, non dalla testa. Ascoltare e accogliere le loro angosce è il primo passo per far sentire la nostra vicinanza e comprensione. Poter parlare e condividere le angosce può essere un primo passo molto importante.

 

  • FAVORIRE LA PARTECIPAZIONE GRADUALE. Spesso i bimbi con disturbi d’ansia tendono a ritirarsi e a rimanere in disparte, sia nel gruppo di amici che nelle attività di classe. Occorre facilitare la partecipazione, ad esempio coinvolgendoli in attività in piccoli gruppi o ponendo loro domande in argomenti in cui si sentono maggiormente sicuri. Rinforzare la loro partecipazione è molto importante, in modo da permettere di fare esperienza che “si può fare”.

 

  • STRATEGIE AD HOC. Anche se effettivamente non è sempre facile, un’idea utile può essere quella di utilizzare delle accortezze specifiche rispetto alle verifiche e ai compiti a casa. Ad esempio, le domande a scelta multipla o le interrogazioni programmate possono essere delle strategie utili per aiutare i bimbi a ridimensionare il livello di ansia. Ovviamente, queste scelte devono essere fatte all’interno di un intervento clinico più ampio, che aiuti il bimbo a lavorare sull’origine della difficoltà e sulle strategie di fronteggiamento.

ANSIA A SCUOLA: L’IMPORTANZA DI UN LAVORO INTEGRATO

La collaborazione tra scuola e famiglia è fondamentale. E’ importante condividere la situazione con la famiglia, confrontandosi e chiedendo di essere aggiornati rispetto alle strategie che, insieme ad un professionista, si è deciso di mettere in pratica. Mantenere un comportamento coerente a casa e a scuola è molto utile per il bambino. Così facendo, infatti, il bimbo si sentirà supportato in questo percorso. Spesso lo psicologo può fungere da anello di giunzione tra la scuola e la famiglia, costruendo insieme un percorso condiviso.

A volte, però, può capitare che i genitori non si siano accorti della situazione. Può capitare: la frenesia della vita quotidiana, la capacità dei bambini di nascondere le loro preoccupazioni in determinati contesti, il desiderio di proteggere mamma e papà… E’ importante, però, che gli insegnanti che si sono accorti di qualche atteggiamento diverso dal solito lo facciano presente ai genitori, anche solo coinvolgendoli nell’osservazione attenta dei comportamenti del piccolo.

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO
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