Paura dell’acqua nei bambini: 3 consigli pratici

In piena estate via libera a bagni, tuffi e schizzi d’acqua. Ai bambini piace immergersi in piscina e fare il bagnetto, per giocare e trovare sollievo dall’afa estiva. Non sempre, però, è così. Può capitare che ci siano bambini che non amano il contatto con l’acqua. La paura dell’acqua nei bambini, infatti, è più diffusa di quello che si pensi. Alcuni bimbi, infatti, fanno fatica  a familiarizzare con piscine, lago o mare. Ogni tentativo di avvicinarli all’acqua è vano, e finisce sempre con urla e pianti, anche se vengono rassicurati in ogni modo. A volte la paura si estende anche al momento del bagnetto in vasca, diventando un vero incubi per i genitori.

I genitori, spesso, provano dapprima con le buone a convincere i bambini. Spazientiti si cerca poi di insistere o, quasi, costringere i bambini ad entrare in acqua, perché la loro paura può apparirci insensata. Così facendo si pensa che i bimbi capiscono che non c’è nulla di cui avere paura e, magari, supereranno il terrore di bagnarsi. Ma funziona veramente così?

Paura dell'acqua nei bambini

PAURA DELLL’ACQUA NEI BAMBINI: PERCHE’ SUCCEDE?

Sono diversi i motivi che possono rendere il contatto con l’acqua poco piacevole ai piccoli. A volte può essere un’inclinazione naturale, una resistenza a entrare in contatto con l’acqua fredda o a bagnarsi. A volte, invece, può essere legata ad un’esperienza traumatica vissuta come tale dal piccolo, che magari può essere stata sottovalutata. Può essere, ad esempio, anche solo un po’ di acqua ingerita inavvertitamente o uno schizzo negli occhi che ha spaventato il bimbo. La paura dell’acqua nei bambini può, a volte, comparire improvvisamente, così come, molto spesso, si risolve senza particolari interventi.

I bambini appena nati, però, hanno naturalmente confidenza con l’acqua. Nella pancia della mamma, infatti, essi vivono nel liquido amniotico. Per nove mesi, dunque, i bimbi sono “nell’acqua” e  si sviluppano dentro a questo ambiente. Difatti, i bambini che fin da piccolissimi vengono messi a contatto con l’acqua mantengono quella confidenza innata. Far stare i bambini subito a contatto con l’acqua, magari con un corso specifico in piscina, può essere d’aiuto per mantenere la naturale confidenza dei bambini. Non sempre, però, è possibile. Con il tempo, infatti, a volte le cose sembrano cambiare, fino a trasformarsi in un vero e proprio terrore dell’acqua.

PAURA DELL’ACQUA NEI BAMBINI: COSA POSSONO FARE I GENITORI?

  • COMPRENSIONE. Anche se a volte le paure dei più piccoli possono sembrarci banali o bizzarre, è importante non banalizzare o deridere le loro emozioni. La paura dell’acqua nei bambini a molti potrebbe apparire insensata. E’ importante rassicurare i bambini, mostrando loro che l’acqua non è pericolosa, ma che comprendiamo il loro disagio e che accogliamo il loro timore. Accettare la paura è il primo passo per trasmettere ai bambini che li comprendiamo pienamente. A questo punto, però, si può spiegare loro che l’acqua non è pericolosa e incoraggiarli a provarci.

 

  • GRADUALITA’. E’ importante non forzare i bambini ad entrare in acqua, ma aiutarli ad avvicinarsi ad essa in maniera graduale. Si può iniziare, ad esempio, dapprima giocando sul bagnoasciuga o, se in piscina, immergendo solo i piedini. Esprimere nervosismo o impazienza rischia solo di trasmettere agitazione al piccolo, già molto preoccupato al suo contatto con l’acqua. Se i bambini vedono i grandi tesi o agitati, tendono ad assorbire il loro stato d’animo e sentirsi insicuri. Mostrare tranquillità e propositività, invece, aiuta il bambino a rilassarsi e a rispettare i suoi tempi senza timori.

 

ALCUNI GIOCHI PER SUPERARE LA PAURA DELL’ACQUA NEI BAMBINI

Vi sono alcuni giochi molto divertenti per aiutare i bambini a familiarizzare con l’acqua. I gavettoni da schiacciare con il sedere o  giocare a palla a riva, ad esempio, sono solo alcune attività che si possono proporre ai bimbi per rendere il contatto con l’acqua meno traumatico. Anche giocare in compagnia di amichetti può essere utile. E’ importante, però, evitare i confronti e non forzare i bambini quando sono in gruppo, ma lasciarli sperimentare autonomamente. Eventualmente, si può riprendere il discorso in un secondo momento, a fine giornata, a quattr’occhi.

 

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO

 

 

Commenti