Autostima a scuola: cosa possono fare gli insegnanti?

L’autostima è un concetto molto importante per ognuno di noi. L’autostima rappresenta la valutazione che ognuno ha di sé stesso, della persona che è e delle cose che sa fare. Una corretta autostima è un elemento centrale per una buona salute psicologica, sia da piccoli che da grandi. In questo articolo, in particolare modo, si parlerà di autostima a scuola. I bambini, infatti, passano molto tempo nel contesto scolastico ed è per questo che l’autostima a scuola è un elemento molto importante a cui prestare attenzione.

Ma la scuola non è l’unico contesto dove i bambini sperimentano la propria autostima. In primis, vi è il contesto famigliare in cui il bambino è inserito e in cui è immerso fin dalla nascita. Anzi, molti studi evidenziano che la percezione che il bimbo ha di sé si struttura fin dalla gravidanza. C’è poi il contesto scolastico, che è la prima agenzia educativa con cui il bimbo si relazione dopo la sua famiglia. Crescendo, aumentano poi anche le relazioni interpersonali del bimbo, che diventano un elemento importante per lo sviluppo della propria autostima. Inoltre, anche l’immagine corporea che ognuno ha di sè influenza lo strutturarsi della valutazione che ognuno ha di sé stesso.

L’autostima non è un obiettivo, ma è un processo continuo. I piccoli arrivano a scuola che hanno già avuto modo di sviluppare la base della propria fiducia in sé stessi, ma sicuramente la scuola gioca un ruolo molto importante. Insegnanti ed educatori, infatti, assumono un ruolo importante per la costruzione dell’autostima dei bambini.

AUTOSTIMA A SCUOLA: COMPITI DIFFICILI, MA ALLA LORO PORTATA

La scuola assume un ruolo fondamentale per la formazione dell’autostima del bambino. Con i piccoli gesti quotidiani, infatti, maestri ed insegnanti hanno il prezioso compito di aiutare i bambini a sviluppare la propria autostima, favorendo cosi quel benessere psicologico necessario per uno sviluppo sereno. E questo è possibile a partire dalla scelta dei compiti da affrontare.

Anche la scelta delle attività da svolgere per ogni bambino, infatti, deve essere ben pensata per favorire l’autostima a scuola. I bambini sono tutti diversi e portano con sé caratteristiche diverse. Questo non significa che ogni bambino deve fare solo le cose in cui riesce, anzi. Significa, invece, proporre ai bambini delle attività che, con impegno, si possono realizzare. Gli obiettivi, infatti, devono essere alla portata del bambino, ma non banali. Occorre proporre attività che richiedono uno sforzo, per cui il piccolo si possa muovere in quella che Vygotsky chiama “Zona di Sviluppo Prossimale“.

 

AUTOSTIMA A SCUOLA: NON CONTA SOLO IL RISULTATO

A scuola, spesso, l’attenzione è solo sul voto. I bambini indirettamente percepiscono che l’importante è ottenere un buon risultato, indipendentemente da come ci si arriva. Niente di più pericoloso. L’importante, infatti, è il processo. L’attenzione deve essere posta sul processo, sull’impegno e sulla motivazione che il bambino ci mette nell’eseguire il compito.

In una società prestazionale come la nostra, dove sembra importante solo raggiungere obiettivi, non è semplice trasmettere l’importanza di prestare attenzione al processo e all’impegno. E’ fondamentale, però, per il benessere dei bambini riuscire a trasmettere questo valore nelle piccole scelte quotidiane.

Il bambino che si impegna non sempre ottiene il risultato congruo alle energie messe in gioco. Il risultato, infatti, non dipende esclusivamente dallo sforzo che si mette in campo. E questo messaggio è molto importante da far passare ai bambini. Per fare in modo che ciò sia possibile, però, è importante che siano gli adulti i primi a crederci. Questo non significa, però, che il voto è indifferente, anzi. Ciò che conta primariamente, però, è il processo e l’impegno sottostante. Per questo, infatti, i complimenti dovrebbero essere fatti maggiormente sul modo di approcciarsi al compito, sulla motivazione e sulle energie messe in atto.

 

Autostima a scuola

AUTOSTIMA A SCUOLA: LE INTELLIGENZE MULTIPLE

L’intelligenza non è un fattore unitario. Gardner, nel 1983, ha individuato diversi fattori dell’intelligenza. Oltre a quella logico-matematica e a quella linguistico-verbale, infatti, ne esistono di altre. In particolare, Gardner pone in evidenza altri cinque tipi di intelligenza:

  • spaziale
  • sociale
  • introspettiva
  • corporea-cinestetica
  • musicale

Le ricerche di Gardner sono molto importanti, perché rintracciano l’esistenza di diverse forma di intelligenza, prima non considerate. Il sistema scolastico italiano, come si può ben intuire, punta maggiormente sull’intelligenza logico-matematica e linguistico-verbale e, di conseguenza, esalta principalmente i bambini con queste caratteristiche. Materie come educazione fisica, musica o arte, invece, spesso sono considerate materie secondarie. I bimbi che hanno sviluppato altre forme di intelligenza, dunque, purtroppo, spesso non vengono valorizzati.

E’ fondamentale, invece, capire le predisposizioni di ciascun bimbo e valorizzarle. E’ importante aiutarli a potenziare le abilità meno sviluppate, ma occorre anche valorizzare quelle già esistenti. Questo, però, è possibile solo avvicinandosi a un modello di scuola diverso da quello tradizionale. In questo modo, allontanandosi da un modello unitario di intelligenza, è possibile valorizzare l’autostima a scuola di ciascun bambino.

 

EVITARE I CONFRONTI PER FAVORIRE L’AUTOSTIMA A SCUOLA

Chissà da dove nasce l’idea che per spronare i bambini a fare sempre meglio occorra porli in competizione tra di loro.

I confronti, infatti, sono terribili e distruttivi, sia per chi ne esce sconfitto, sia per chi ne viene esaltato. Si possono confrontare le azioni, non le persone. Questo non significa che un bambino non può perdere, anzi. E’ molto importante insegnare ai bambini a tollerare la frustrazione della perdita. Ma questo deve essere riferito ai comportamenti, non alla persona in sè. E, soprattutto, è meglio evitare i confronti, che possono solo dare adito a sentimenti di rabbia e tristezza, verso di sé o verso chi ne esce vincitore. Allo stesso tempo, anche per chi viene sempre messo su un piedistallo rischia di essere molto pericoloso. Non fare esperienza dei propri limiti, infatti, crea aspettative troppo alte su di sé e al primo fallimento questo fatica a essere integrato nella visione che si ha di sé stesso.

In conclusione, il lavoro richiesto agli insegnanti è splendido, ma complesso. Non si tratta esclusivamente di trasmettere competenze didattiche, ma molto molto di più. Favorire l’autostima a scuola richiede tanto lavoro e tanta energia, ma l’impegno in questo senso è fondamentale per il futuro dei bambini, che saranno la società di domani.

 

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO
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