Di fronte all’aumento esponenziale del numero di separazioni, ci troviamo sempre più spesso ad affrontare il tema delle famiglie ricomposte. I nuovi compagni di mamma e papà, dunque, sono figure sempre più presenti nelle famiglie italiane.

La separazione è per definizione un evento complesso, che porta con sé innumerevoli trasformazioni e cambiamenti. La scelta di ricomporre un nuovo nucleo familiare aggiunge ulteriore complessità  e richiede particolare attenzione. La complessità è tangibile già dal fatto che non esiste un nome per definire i nuovo compagni. E’ interessante vedere, infatti, come il nome con cui viene scelto di chiamare questa persona assume un significato particolare: indicarlo con “quella li” o “quello li” è diverso da utilizzare il loro nome o alcuni vezzeggiativi.

Nuovi compagni

I NUOVI COMPAGNI: UN RUOLO COMPLESSO

I nuovi compagni rivestono un ruolo complesso e di difficile equilibrio. Essi non devono sostituirsi ai genitori. Allo stesso tempo, però, vivono con i bambini la quotidianità, con le sue gioie e le sue fatiche. Essi devono entrare in punta di piedi nella vita dei bambini, ma allo stesso tempo devono essere presenti come figure di riferimento. Devono essere aperti e flessibili, adottare un comportamento empatico ed evitare atteggiamenti difensivi o aggressivi, non rispondendo a eventuali provocazioni e paragoni con il genitore naturale.

come devono comportarsi i nuovi compagni di mamma e papà?
  • TEMPO. I nuovi compagni devono entrare in punta di piedi nella vita del bimbo. Devono presentarsi poco alla volta, lasciando al piccolo il tempo di abituarsi ad un ulteriore cambiamento. Alcune ricerche evidenziano come ogni sistema familiare ha la propria peculiarità, ma tendenzialmente il periodo necessario per l’elaborazione del lutto del divorzio di mamma e papà è di circa 3 anni. E’ quindi opportuno aspettare questo periodo prima di andare a vivere insieme a nuovi compagni.

 

  • AUTENTICITA’. Anche se necessariamente il primo incontro sarà molto emozionante per entrambi, il nuovo partner deve essere il più naturale possibile, senza finzioni o costrizioni. I bambini, infatti, percepiscono le forzature, e atteggiamenti poco naturali possono essere letti come invadenti e irrispettosi. Occorre essere il più sereni possibile, senza ansia eccessiva. Adottare un atteggiamento empatico , adeguandosi ai tempi e alle modalità dei bimbi è un elemento chiave.

 

  • FARE. Mettersi a tavolino per conoscersi è angosciante per entrambi. Trovare qualcosa da fare insieme aiuta a creare quel clima di intimità e condivisione che avvia la propria storia. Trovare attività e passioni condivise può essere una buona strategia per sciogliere la tensione e iniziare a trovare uno spazio comune.

 

  • DIALOGO. Come sempre, il dialogo e il confronto sono le armi migliore per prevenire o affrontare momenti di crisi. Mettersi dal punto di vista del bambino e cercare di capire i suoi comportamenti aiuta a leggere la situazione in un’altra prospettiva. In questo modo gli adulti possono ottenere informazioni utili su come comportarsi.
NUOVI COMPAGNI: attenzione alla GELOSIA

A volte può succedere che i nuovi compagni provino un po’ di risentimento e gelosia. La gelosia può essere, più o meno celata, verso il rapporto speciale tra il proprio partner e i suoi figli. E’ importante capire che si tratta di rapporti diversi e che, necessariamente, il legame che un genitore ha con i propri figli è qualcosa di speciale ed ineguagliabile. La competizione e la rivalità sono controproducenti e rischiano di ostacolare la creazione di un buon clima all’interno della famiglia allargata.

A volte, invece, la gelosia può insorgere nei confronti del padre o della madre dei figli del nuovo compagno. E’ bene tenersi fuori da queste dinamiche ed evitare di parlarne davanti ai bimbi. I piccoli, infatti, potrebbero sentirsi tirati in mezzo e divisi tra mamma e papà. Occorre stare molto attenti e non prendere posizioni che i piccoli potrebbero vivere come laceranti. Ciò, infatti, rischia di far sviluppare conflitti di lealtà e aumentare la sofferenza dei bambini. Anche laddove possono esserci delle motivazioni valide per confrontarsi sull’atteggiamento dell’altro genitore, i bambini devono rimanere fuori il più possibile da queste questioni.

 

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO
 
 
 
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