Cosa fare quando un bimbo si sente triste? Qualche spunto da Inside Out

“Cosa fare quando un bimbo si sente triste” è una domanda tutt’altro che banale. Anzi. Capita spesso, infatti, di confrontarsi con genitori, insegnanti ed educatori su cosa sia più opportuno fare quando bambini e ragazzi stanno affrontando un momento di tristezza. Non per forza momenti prolungati di profonda apatia, ma anche momenti sporadici in cui, a causa di qualche evento, i piccoli si sentono giù di corda.

Avere a che fare con un momento di tristezza di qualcuno non è affatto semplice. Che si tratti di un bambino, di un adolescente o di una persona adulta, stare a contatto con qualcuno che si sente triste è sempre molto complesso. Molte volte non si sa cosa fare. Spesso, quello che viene automatico fare è banalizzare quell’emozione, magari con frasi tipo “Non c’è bisogno di essere tristi”. Altre volte, invece, si cerca di proporre alcune soluzioni per evitare di far vivere quell’emozione. Frasi che tutti noi pronunciamo, come “Non essere triste”, “Non pensarci”, oppure “Vedrai che passa” sembrano servire proprio a questo. Altre volte, ancora, si cerca di far sentire la nostra vicinanza, raccontando di come anche noi abbiamo vissuto quell’esperienza: “Anche a me è successo” o “Anche io…”.

Riflettere su cosa fare quando un bimbo si sente triste è molto importante. Mettere pensiero su quali siano le cose migliori da dire in certe situazioni e comprendere quali, invece, sono poco utili è fondamentale. Ovviamente non c’è un prontuario sulle frasi più adeguate da dire. Non c’è una risposta univoca e tutto va pensato ed adeguato rispetto alla persona che abbiamo davanti. Occorre tenere in considerazione l’età, il livello di sviluppo e le caratteristiche proprie di ogni singolo bimbo. Allo stesso tempo, però, riflettere su alcuni aspetti centrali può essere fondamentale per capire cosa è meglio fare nelle specifiche situazioni.

COSA FARE QUANDO UN BIMBO SI SENTE TRISTE: L’IMPORTANZA DI ESPRIMERE LE EMOZIONI

Si parla molto dell’importanza di aiutare i bambini ad esprimere le proprie emozioni. Sostenere i piccoli nell’espressione emotiva è fondamentale, ma cosa si intende concretamente per “esprimere le emozioni?”.  Si tratta solo di “buttare fuori” ciò che stanno provando, o c’è dell’altro? In realtà, aiutare i bambini ad esprimere le emozioni è qualcosa di molto più complesso. Si tratta, infatti, di qualcosa di diverso. Aiutare i bambini ad esprimere le emozioni significa educare bimbi e ragazzi a riconoscere ciò che stanno provando, aiutarli a dare loro un nome, sintonizzarsi con loro, sostenerli nel non giudicare ciò che sentono. Non si tratta solo di “buttare fuori”, dunque, ma si intende una vera e propria educazione emotiva.

L’educazione emotiva è qualcosa che non si può insegnare a tavolino. Come ogni forma di educazione, passa dalla quotidianità, dall’esempio, dalla qualità del tempo trascorso insieme, dal fare esperienza e dalla capacità di mettere parola sulle cose che succedono dentro e fuori di noi. E dato che la tristezza è un’emozione che tutti noi, quotidianamente, proviamo, riflettere insieme su cosa fare quando un bimbo si sente triste diventa fondamentale.

Vediamo di seguito alcuni passaggi importanti.

RICONOSCERE L’EMOZIONE CHE SI STA PROVANDO

Sembra scontato, ma la prima cosa che può essere utile fare è aiutare i bambini a riconoscere l’emozione che stanno provando. Aiutare i bambini ad ascoltarsi e a definire ciò che stanno vivendo è molto importante. Non è facile e neppure scontato: può essere utile soffermarsi sulle sensazioni fisiche, ad esempio. Non è scontato che quel nodo alla gola o quella sensazione di avere il “corpo molle” venga identificato con un’emozione specifica. Per questo, provare a chiedere cosa sentono, anche dal punto di vista del corpo, può essere molto importante. A volte, non è semplice nemmeno così. Allora si possono utilizzare alcune metafore, che aiutano a raccontarsi. Ad esempio, chiedere di che colore ci si sente, oppure in quale agente atmosferico ci si riconosce in quel momento, possono essere spunti utili.

Ovviamente, aiutare i bambini a riconoscere l’emozione che stanno provando non è semplice. Questo perché, inevitabilmente, attiva anche le nostre emozioni. Vedere un bambino che in un certo momento è triste può attivare in noi sentimenti contrastanti: dispiacere, tristezza, fastidio o, a volte, anche rabbia. A volte ci sembra che i motivi per cui il piccolo si sente triste sono banali e non è giusto che “se la prenda tanto”. Altre volte, ci sentiamo in colpa perché sentiamo che non possiamo fare nulla per affievolire quella tristezza. Può essere che siamo tristi anche noi e ci sentiamo responsabili di come si sentono il piccolo. Altre volte ancora, invece, l’emozione della tristezza è un’emozione con cui facciamo particolarmente fatica a stare in contatto. Aiutare i bambini a riconoscere l’emozione che stanno provando, dunque, richiede una buona capacità di ascoltare e di ascoltarsi.

Cosa fare quando un bimbo si sente triste? Qualche spunto da Inside Out

COSA FARE QUANDO UN BIMBO SI SENTE TRISTE: DARE UN NOME A CIO’ CHE SI SENTE

Come detto in precedenza, a volte quella sensazione fisica o mentale che si prova non è facile da definire. Per questo, provare a dare un nome a ciò che si sta vivendo diventa fondamentale. Non si tratta solo di dare un’etichetta fine a se stessa. Dare un nome a quello che si prova significa dargli una forma. A riconoscerlo come qualcosa altro da me. Io non sono la mia emozione, insomma. L’emozione è qualcosa che sto provando in questo momento. Pensiamo a quanto questo può essere utile, ad esempio, con l’ansia. In più, dare un nome alle emozioni permette di riconoscerne i vari gradi di intensità: essere dispiaciuti è diverso da essere tristi, che a sua volta è diverso da essere disperati. Un esercizio utile, ad esempio, può essere quello di identificare su un termometro immaginario l’intensità di quello che si sta provando.

Inoltre, dare un nome a ciò che si sta provando permette di metterci parola. Significa poterne parlare. Per questo, arricchire il lessico emotivo è una profonda risorsa. Si tratta di un vero e proprio lavoro di alfabetizzazione emotiva.

L’IMPORTANZA DI SINTONIZZARZI E ACCOGLIERE: L’ESEMPIO DI INSIDE OUT

C’è una scena molto bella di Inside Out, il film di animazione della Pixar del 2015, che utilizzo spesso per spiegare cosa fare quando un bimbo si sente triste. Bing Bong, l’amico immaginario della protagonista si sente triste perché il razzo con cui lui e Riley avevano progettato di andare sulla luna viene buttato nella discarica dei pensieri. Gioia cerca in tutti i modi di sollevargli il morale, farlo ridere, distrarlo da ciò che è accaduto. Tristezza, invece, si siede vicino a lui e lo ascolta. Di un ascolto empatico, vero. Non fa nulla all’apparenza, ma, in realtà, fa tutto. E’ li, e riesce a starci, validando le sue emozioni.  Bing Bong, a quel punto, piange e, poco dopo, si sente meglio.

L’empatia è alla base di un ascolto e di una comprensione autentica. Sintonizzarsi con le emozioni del proprio bimbo permette di entrare in relazione con lui, offrendo sicurezza e comprensione. Iniziare una frase con “Posso immaginare come ti senti” aiuta il bambino a percepire l’empatia nei suoi confronti. Significa anche legittimare il bimbo a provare quell’emozione. Non perché sia giusta o meno, ma perché è la sua e, in quanto tale, ha diritto di essere provata.

IMPARARE A STARE NELL’EMOZIONE

Inoltre, sintonizzarsi con l’emozione dell’altro significa anche trasmettere che è possibile imparare a stare in quell’emozione. E l’emozione della tristezza non è sicuramente un’emozione semplice in cui stare. E’ fondamentale, però, provare a farlo perché non è dicendo di non pensarci che quell’emozione svanisce. Non è evitando di provarla, infatti, che l’emozione scompare. Anzi. A volte, al contrario, mettere da parte quell’emozione fa in modo che venga solo accantonata. Rimane li e, come tutte le cose che non vengono messe da parte, rischiano di diventare sempre più difficili da affrontare. Non la situazione specifica in sé, ma l’emozione stessa. Affrontare la tristezza (e nella vita di chiunque capita molte volte) potrebbe fare sempre più paura.

Per questo, imparare a stare a contatto con le emozioni e viverle diventa fondamentale. Anche se doloroso, infatti, occorre fare esperienza che, anche lasciandosi andare alle emozioni, esse non ci distruggono. Anzi, vivere le emozioni è il primo passo per imparare il proprio modo di gestirle. Solo facendo esperienza, però, si può comprenderlo.

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO

 

 

 

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