Bullismo a scuola: cosa possono (e devono) fare i genitori

C’è un fenomeno di cui si parla molto, ma sul quale si tende, ancora troppo spesso, a sottovalutarne gli effetti. Si sente parlare spesso, infatti, di bullismo a scuola e della sua forma più moderna, il cyberbullismo. A volte si sente parlare di bullismo banalizzandolo, definendolo “ragazzate” o paragonandolo a un rito di passaggio. Nulla di più sbagliato. Ma non solo: nulla di più pericoloso.

Il bullismo è un fenomeno che merita davvero tanta attenzione, perché gli effetti che provoca sono devastanti. Fortunatamente, oggigiorno, se ne parla un po’ di più. Ma, forse, ancora troppo poco.

BULLISMO A SCUOLA: DI COSA SI TRATTA?

Oggigiorno, fortunatamente, se ne parla sempre di più. Non sempre nel modo corretto, ma se ne parla. Quando si parla di bullismo si intendono quei comportamenti aggressivi intenzionali e ripetuti nel tempo da parte di un bullo verso la sua vittima, in cui è evidente una disparità di potere. Possono trattarsi di atti di intimidazione, minacce, violenze psicologiche o fisiche.

Il bullismo a scuola è un fenomeno molto serio. Gli atti di bullismo sono vere e proprie violenze (fisiche o psicologiche) rivolte verso altri bambini. Il bambino e la bambina mettono in atto comportamenti prepotenti e aggressivi. Possono offendere, picchiare, isolare e prendere in giro i propri coetanei. Con l’avvento delle nuove tecnologie, la diffusione dei cellulari e l’uso di internet anche tra i più piccoli, inoltre, assistiamo anche a forme più subdole e sottili di violenza, che non necessariamente culminano con la rissa in cortile. Ma non per questo sono meno pericolose. Anzi.

Purtroppo, c’è chi, ancora oggi, tende a sottovalutare il fenomeno, sostenendo che si tratta di ragazzate e che spesso le cose si risolvono da sole. Invece, la realtà ci spiega che non è così. Senza arrivare ai tragici casi di cronaca tristemente famosi, ci si deve rendere conto di come situazioni di questo tipo creino profondo disagio e sofferenza, che si possono protrarre (e quasi sempre è così) anche in età adulta.

BULLISMO A SCUOLA: QUALI CONSEGUENZE?

Sono tantissimi i bambini, le ragazze e i ragazzi provati dal fenomeno del bullismo. Il gruppo dei pari nell’infanzia e nell’adolescenza rappresenta un elemento centrale per la formazione della propria identità. Cosa succede se i bambini vengono bullizzati? Quali ripercussioni possono avere se il gruppo, tanto centrale in queste delicate fase della vita, diventa ostile, ti discrimina e ti umilia?

Le conseguenze del bullismo a scuola sono molto serie. Nell’immediato, ma anche a medio e lungo termine. I bambini vittime di bullismo mostrano maggiore stress e ansia, aggressività, tristezza e depressione, scarsa autostima e svalutazione di sé. Possono presentarsi disturbi relativi all’alimentazione, al sonno e calo del rendimento scolastico.

Gli effetti del bullismo a scuola, inoltre, sono devastanti anche sul lungo termine. Molte ricerche mostrano, infatti, come essere vittima di episodi di bullismo aumenta la probabilità di sviluppare sofferenza psicologica anche in età adulta.

Bullismo a scuola

BULLISMO A SCUOLA: COSA POSSONO (E DEVONO) FARE I GENITORI

Genitori e insegnanti sono responsabili di quello che succede ai bambini. Non solo. Tutti noi, in quanto adulti, lo siamo. Spesso non è facile accorgerci di quello che sta succedendo, ma occorre allenarci a prestare attenzione ai piccoli e grandi segnali che i bambini ci mandano.

Sono tantissimi gli articoli che spiegano cosa è il bullismo e come riconoscerlo. Questo è molto importante, ma da solo non basta. Dopo, infatti, cosa occorre fare? Cosa possono (e devono) fare genitori e insegnanti quando un bambino è vittima di bullismo a scuola?

  • ASCOLTARE

Sembra scontato, ma non lo è. Spesso la reazione dei genitori è quello di aver paura di sottovalutare o, al contrario, di esagerare di fronte agli episodi riportati dal proprio figlio. Aldilà dell’etichetta che possiamo dare a quello che sta vivendo il bambino, ciò che è fondamentale è ascoltarli. Sia che riescano a comunicarlo a parole o che lo esprimano con dei sintomi, ciò che diventa fondamentale è ascoltare il loro disagio.

Fisiologicamente, in segno di protezione, la prima cosa che viene da fare è capire come affrontare la situazione. Questo è importante, ma non è il primo punto. Ciò che non bisogna trascurare è il fatto che i bambini e le bambine vanno ascoltati nei loro racconti, lasciare loro il tempo e lo spazio di dirci come si sentono, cosa provano. Questo è il primo passo. Poi si può capire insieme come intervenire.

  • NON SOTTOVALUTARE

Se un bimbo racconta episodi di prese in giro e situazioni in cui si è sentito emarginato non vuol dire necessariamente che è stato vittima di bullismo. Allo stesso tempo, però, ci sta mostrando che sta vivendo una situazione di sofferenza. E, come tale, dunque, merita di essere ascoltato e non banalizzato. Aldilà dell’etichetta che vogliamo dare a quei comportamenti.

E’ importante evitare giudizi come “Sono ragazzate” oppure “Cosa hai combinato per meritarti quella reazione da parte loro?”. Sono da evitare anche frasi come “Non farti mettere i piedi in testa” oppure “Impara a difenderti”. I bambini ci stanno portando qualcosa che li sta facendo soffrire. Proviamo a metterci un attimo nei loro panni: pensiamo a quanto sia difficile anche per noi grandi raccontare qualcosa che non ci fa stare sereni. Possiamo provare senso di vergogna, umiliazione, paura, ansia. A volte, seppur senza un reale motivo, anche senso di colpa. La stessa cosa vale anche per i bambini. Parlare di quello che sta succedendo non è semplice. Sospendiamo il giudizio e, come detto sopra, proviamo ad ascoltare.

  • FOCUS SULLE EMOZIONI

Non sottovalutare ciò che portano i bambini non significa allarmarsi, ma dedicare del tempo al dialogo e al confronto. E’ importante lasciar parlare il piccolo: farsi raccontare cosa è successo e, soprattutto, come si è sentito. Aldilà degli episodi specifici, infatti, partiamo proprio da qui: da come si è sentito, cosa ha provato in quel momento.

Se un bimbo si sente compreso e ascoltato, aumenteranno le probabilità che in futuro parlerà se sente che ha qualche situazione che non va. L’ascoltare attento ed empatico, infatti, rinforza il dialogo con il bambino. Permettere ai bambini di esprimere le loro emozioni, inoltre, li legittima a parlare e a raccontarsi.

 

BULLISMO A SCUOLA: NON SEMPRE I BIMBI NE PARLANO

Spesso si dice che i bambini devono parlare. Ma perché non ne parlano? Favorire il dialogo è la cosa migliore. Se, però, i bambini non ne parlano non è colpa loro. E’ legittimo che si faccia fatica a parlare di queste cose. E’ umiliante, nessuno se ne accorge, a volte si pensa di essere sbagliati. A volte, magari, i bambini ne hanno parlato e non sono stati ascoltati. Oppure, non sono stati capiti. Quello che stanno vivendo è faticoso da raccontare.  Però, in tutto questo, gli adulti hanno una responsabilità: devono stare attenti.

A cosa, dunque, è importante prestare attenzione?

  • CAMBIAMENTI NELLE ABITUDINI

Può essere importante osservare se vi sono delle variazioni nella quotidianità dei bambini e dei ragazzi. Usano in maniera diversa il cellulare? Lo usano di più o, al contrario, lo usano di meno? Cambiano tragitto per tornare a casa da scuola? Vogliono essere accompagnati? Non vogliono più frequentare la palestra o il parco giochi? Queste e altri cambiamenti possono essere indicatori di qualcosa a cui occorre prestare attenzione.

  • CAMBIAMENTI NELL’UMORE

Anche i cambiamenti nell’umore possono essere indicatore di un momento complesso che i bimbi stanno attraversando. Ad esempio, può essere utile osservare se nell’ultimo periodo sono spesso tristi, se tendono a chiudersi e non vogliono più vuole uscire con gli amici. Altre volte, invece, possono apparire estremamente arrabbiati, irascibili e nervosi. Altre volte ancora, invece, i bambini possono somatizzare la loro sofferenza con mal di pancia, mal di testa o disturbi relativi al sonno.

 

BULLISMO A SCUOLA: L’IMPORTANZA DI FARE RETE

Il bullismo è un fenomeno che non riguarda solo il bullo e la vittima. Tutta la rete intorno è coinvolta. Per questo, una delle prime cose utili da fare è confrontarsi con gli adulti di riferimento. Si parla di adulti di riferimento perché il fenomeno del bullismo può presentarsi in diversi contesti, oltre che a scuola. Insegnanti, quindi, ma anche educatori o allenatori. Può essere utile condividere con loro il momento che sta affrontando il bambino, coinvolgendoli nell’osservazione del piccolo e delle dinamiche presenti all’interno del contesto. Insegnanti, educatori ed allenatori sono alleati: anche se sembra scontato dirlo, non è opportuno presentarsi con l’ascia di guerra. E’ importante non puntare il dito o addossare responsabilità, ma cercare di capire ciò che sta succedendo e chiedere il loro aiuto per monitorare la situazione.

BULLISMO A SCUOLA: QUANDO OCCORRE RIVOLGERSI A UN PROFESSIONISTA?

Gli effetti del bullismo sui bambini sono devastanti. Per questo, rivolgersi a un professionista può rivelarsi fondamentale. E diventa centrale per tutti: non solo per la vittima, che sperimenta vissuti di impotenza, frustrazione ed umiliazione. Ma anche per il bullo, che mette in atto dinamiche relazionali disfunzionali.

Un buon intervento, inoltre, dovrebbe prevedere anche un coinvolgimento dell’intero gruppo classe o team sportivo, con l’obiettivo di scardinare dinamiche distruttive e sviluppare modalità relazionali efficaci per in benessere di sé stessi e degli altri.

E’ davvero importante riflettere su questi temi, perché a volte si rischia di peccare di superficialità. Fare cultura su argomenti così importanti è fondamentale, soprattutto per i bambini, che, non dimentichiamolo, saranno gli adulti di domani. E’ un nostro dovere, è una nostra responsabilità.

 

DOTT.SSA ANNABELL SARPATO

 

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